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Un progetto di valorizzazione per il “porto” romano di Pagliano
Seminario di studi organizzato dalla Scuola di Etruscologia e Archeologia dell'Italia Antica in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria, giovedì 28 gennaio alle ore 16.30, presso il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto in Piazza del Duomo. Tavola rotonda con i soggetti istituzionali e privati interessati ad una prospettiva di valorizzazione dell'area che fa parte del Parco Archeologico Ambientale dell'Orvietano.Il sito di Pagliano è oggetto di campagne di scavo e di indagini archeologiche sistematiche da ormai un decennio. Allo scopo di fornire alle Istituzioni ed ai cittadini una sintesi dei risultati finora conseguiti e, soprattutto, le linee per un vero e proprio disegno di valorizzazione dell'area, la Scuola di Etruscologia e Archeologia dell'Italia Antica, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria, terrà un seminario di studi, naturalmente aperto alla partecipazione del pubblico, sul tema: «Un progetto di valorizzazione per il "porto" romano di Pagliano». L'appuntamento è per giovedì prossimo, 28 gennaio, alle ore 16.30, presso il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, in Piazza del Duomo.
Il programma del pomeriggio è articolato funzionalmente in due momenti distinti. Agli interventi di saluto recati in rapida successione da Gabriele Baldelli, Soprintendente per i Beni Archeologici dell'Umbria, Isidoro Galluccio, Presidente della Fondazione per il Museo "Claudio Faina", e Roberto Pasca di Magliano, Presidente della Fondazione per il Centro Studi "Città di Orvieto", farà seguito la prima sessione di lavoro con le relazioni scientifiche. Paolo Bruschetti, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, nel trattare de "Il porto romano di Pagliano tra presente e futuro" delineerà i contorni di un progetto complessivo di valorizzazione del sito archeologico che dovrà necessariamente comportare l'integrazione di interventi pubblici e privati. Maurizio Gualtieri e Tommaso Mattioli dell'Università degli Studi di Perugia, insieme ad Alessandro Trapassi della Scuola di Etruscologia e Archeologia dell'Italia Antica, illustreranno subito dopo i "Risultati preliminari delle indagini geo - archeologiche 2009", condotte sull'area di Pagliano dal Dipartimento Uomo e Territorio dell'Ateneo di Perugia, in virtù di un accordo di collaborazione scientifica con la Fondazione per il Centro Studi "Città di Orvieto", con il contributo della Cassa di Risparmio di Orvieto s.p.a.. Alle 17.30 si aprirà la seconda fase del seminario con una "tavola rotonda" animata dai vari soggetti, istituzionali e privati, coinvolti in una prospettiva di valorizzazione dell'area archeologica che - è opportuno ricordarlo - fa parte del Parco Archeologico Ambientale dell'Orvietano. Giuseppe M. Della Fina, Direttore scientifico della Fondazione per il Museo "Claudio Faina" e docente all'Università degli Studi dell'Aquila, coordinerà la serie degli interventi programmati, a partire da quello del Soprintendente Archeologo Gabriele Baldelli e, a seguire, quelli di Feliciano Polli, Presidente della Provincia di Terni, Endro Martini, Dirigente Servizio Valorizzazione del Territorio e Tutela del Paesaggio, Regione dell'Umbria, Antonio Concina, Sindaco del Comune di Orvieto e Presidente della Comunità Montana "Orvietano Narnese Amerino Tuderte", Claudio Bizzarri, Parco Archeologico Ambientale dell'Orvietano; Carlo Casi, Direttore del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci, Vittoria Biego, Acquatecno s.r.l., Maria Daniela Patrizi, Azienda Agricola "Tenuta di Corbara" s.r.l..
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Alla confluenza del Fiume Paglia nel Tevere, in località Pagliano, a pochi chilometri da Orvieto, si trovano i resti di un impianto portuale d'epoca romana. Vennero riportati alla luce tra il 1889 ed il 1890 nel corso di indagini dirette dall'ingegnere ed archeologo Riccardo Mancini. Gli scavi permisero di scoprire circa 70 ambienti , ma solo 28 di essi furono indagati a fondo.
Nel 2000 gli scavi dell'area sono ripresi e dal 2002 vi si tiene un campo scuola organizzato dalla Scuola di Etruscologia e Archeologia dell'Italia Antica , un'istituzione nata per volontà della Fondazione per il Centro Studi "Città di Orvieto" e della Fondazione per il Museo "Claudio Faina". Il campo scuola, diretto dal Dott. Paolo Bruschetti, si svolge d'intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria e con il contributo dell'Azienda Agricola "Tenuta di Corbara" s.r.l., di proprietà della Famiglia Patrizi.
Le campagne di scavo susseguitesi a partire dal 2002 hanno visto come protagonisti studenti e laureati provenienti da diverse Università italiane ed hanno interessato un'area individuata, ma non scavata dai ricercatori ottocenteschi. Si è cercato inoltre, con successo, di verificare se la zona archeologica si estendesse oltre i limiti noti. Le indagini hanno consentito di riportare alla luce i piloni del molo sull'antico alveo del Tevere (ne è stato scoperto un quinto non riportato nella planimetria del Morelli, 1958) ed una cabaletta molto ben conservata, insieme a numerose monete riferibili all'età augustea ed a quella costantiniana. Proprio questi significativi ritrovamenti inducono a pensare che il porto fluviale potesse essere attivo tra il I secolo a.C. ed il IV d.C., per almeno cinque secoli, come sosteneva anche Riccardo Mancini che, alla fine dell'Ottocento, aveva portato alla luce ventotto ambienti dei settanta che aveva individuato nella vasta area interfluviale. Tra i materiali recuperati si possono citare, inoltre, ceramiche comuni e sigillate, tessere di mosaico, intonaci dipinti ed un frammento marmoreo decorato.




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