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Siti archeologici

Tempio del Belvedere

L'unico tempio etrusco oggi ancora ben visibile è il Tempio del Belvedere , accanto al famoso Pozzo di San Patrizio. Il Tempio venne casualmente riscoperto nel 1828 durante i lavori per la costruzione di una strada.
La pianta è molto vicina alla descrizione canonica dei templi etrusco-italici fornita da Vitruvio nel suo testo De Architectura.
Il Tempio risale probabilmente al principio del V secolo A.C. ed ebbe vita fino ai primi decenni del III sec. A.C.

Necropoli del Crocefisso del Tufo

La necropoli "del Crocefisso del Tufo" è situata ai piedi del versante nord del masso tufaceo e si pensa possa essere fatta risalire al VI secolo a.C., anche se fu utilizzata per le sepolture sino al III secolo dell'era cristiana.

Necropoli di Cannicella

Un altro settore del sepolcreto si può vedere nella parte opposta della città, un'altra parte dell'antica città dei morti che deve il suo nome alla fitta vegetazione di canne. Qui nel secolo XIX sono state trovate alcune delle tombe più antiche risalenti addirittura al VII sec. a C. (molti reperti si trovano al Museo Archeologico di Firenze), unitamente a sepolcri più recenti del periodo immediatamente precedente la distruzione della città da parte dei Romani. Presso un altare circolare fu fatta la scoperta più importante: una statuetta alta circa 80 cm, la statuetta è nota con il nome di "Venere di Cannicella" [ nella foto ]. Sicuramente doveva rappresentare una dea.

Scavi Campo della Fiera

Ad Ovest del rupe si ubica una vasta area pianeggiante il cui nome, Campo della Fiera, deriva dal fatto di essere stata per secoli sede di fiere e mercati periodici. In questa zona, sul finire del XIX secolo vennero condotti scavi che rivelarono la presenza di un’area di culto etrusca. Nel 1876, nel settore denominato “Giardino della Regina” (oggi “Podere Giardino”) si trovarono lacerti di muri e si recuperarono decorazioni in terracotta di edifici sacri etruschi che furono vendute e sono oggi conservate nel Museo Archeologico di Berlino. Scavi condotti un decennio più tardi, ancora a Campo della Fiera, ma in vocabolo Gabelletta, oltre ad una strada di epoca romana, portarono alla luce resti di edifici, altre terrecotte architettoniche, sepolture etrusche e romane, epigrafi sepolcrali di età romana.

Porto Romano di Pagliano

All’interno della Tenuta di Corbara si estende una stretta lingua di terra posta alla confluenza fra il Tevere e il Paglia conosciuta come Pagliano, nota fin da epoca antica per aver restituito resti archeologici.
Alla fine dell’800 la Banca Romana allora proprietaria del terreno finanziò un’operazione di scavo svoltosi tra il 1889 e il 1890 che portò all’individuazione di una serie di ambienti collegati tra loro di cui solo alcuni furono scavati e recuperati; fu riconosciuto il generale sistema costruttivo del complesso, formato da opera cementizia, in gran parte rivestita in “opus reticulatum ”.
Da allora non vi furono più interventi ma solo parziali lavori di ripulitura.
La Soprintendenza Archeologica per l’Umbria, grazie a finanziamenti ordinati del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha avviato in modo organico le ricerche partendo dalla zona meridionale dell’insediamento.
Di pari passi alla ricerca è stata avviata un’opera di protezione e restauro delle strutture tuttora emergenti e di quelle che gradatamente riemergono dal terreno, opera fondamentale se si vogliono conservare integre le architetture, ormai indebolite dal tempo e dagli eventi naturali.
Il sito archeologico grazie a questi interventi è oggi agibile e grazie ai finanziamenti richiesti si spera di poter recuperare integralmente il complesso. Infatti la presenza di un impianto portuale di queste dimensioni assume grande importanza nel quadro delle relazioni commerciali ed economiche fra Roma e le zone dell’immediato entroterra.