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Pozzo di San Patrizio
"QUOD NATURA MUNIMENTO INVIDERAT INDUSTRIA ADIECIT"
("ciò che non aveva dato la natura, procurò l'industria")
A destra della funicolare, in fondo al viale Sangallo, si erge una bassa e poco appariscente costruzione circolare, con due porte diametralmente opposte, che costituisce l'ingresso al pozzo di San Patrizio, così chiamato per il riferimento al famoso e profondissimo pozzo irlandese intitolato al santo.
Dopo la vittoria militare e diplomatica del cardinale Egidio Albornoz, i suoi capitani e i suoi vicari non si sentivano tranquilli senza strutture fortificate e, come in tutte le città sottomesse dello Stato Pontificio, anche a Orvieto fu decisa la costruzione di una rocca addossata alla Porta Postierla o Soliana, detta poi Porta Rocca, sul limite estremo orientale della rupe
Distrutta pochi anni dopo essere stata edificata (1390), una rocca nova fu ricostruita da Antonio da Carpi sul vecchio perimetro, con l'aggiunta di un rivellino circolare (1450-1452) e completata con la supervisione di Bernardo Rossellino.
Un evento eccezionale come il sacco di Roma del 1527 e la fuga di Clemente VII a Orvieto determinarono un intervento straordinario: la costruzione del pozzo.
Già nella rocca trecentesca non si era sottovalutato il problema vitale dell'approvvigionamento idrico, risolvendolo con una cisterna e un prolungamento dell' acquedotto pubblico, due sistemi che, deteriorati nel tempo, non davano più garanzie di autonomia.
Perciò Clemente VII, insieme a un pozzo e due cisterne in città, ordinò la costruzione di un altro pozzo ad uso esclusivo della rocca, e della progettazione fu incaricato Antonio da Sangallo il Giovane, l'architetto che si stava occupando delle fortificazioni della rupe e che già aveva fatto indagini metriche e sopralluoghi per localizzare le falde acquifere attraverso le fonti d'acqua sorgiva che sgorgavano ai piedi del masso tufaceo.
Individuato il sito adatto vicino alla rocca, per rispondere alla pratica esigenza di trasportare l'acqua dal fondo del pozzo in superficie, facendo discendere e risalire bestie da soma senza che si incontrassero, il Sangallo - memore della chiocciola del Belvedere in Vaticano - ideò una doppia gradonata elicoidale sviluppata intorno ad un cilindro profondo 53,15 metri; il doppio percorso a spirale, scavato nel tufo fin quasi a metà e poi costruito in mattoni, era aerato e illuminato dall' alto attraverso settanta finestroni.
Informazioni generali
| Indirizzo |
Viale Sangallo |
| Telefono |
0763-343768 |
| Fax | 0763-344664 |




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