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La città sotterranea
Nel sottosuolo di Orvieto sono state censite circa milleduecento cavità artificiali effettuate a partire dal periodo etrusco, quando gli abitanti iniziarono a ricavarvi cunicoli, cisterne e pozzi. Buona parte dei manufatti scavati nella roccia era funzionaIe alla ricerca, alla captazione e alla conservazione dell' acqua.
I pozzi etruschi più diffusi sono condotti verticali a sezione rettangolare standardizzata (70/80xll0/120 cm) utilizzabili sia in discesa che in salita mediante tacche incise lungo una delle pareti larghe, chiamate 'pedarole'; lo scopo principale di questi pozzi era quello di raggiungere lo strato argilloso e impermeabile sotto il tufo, dove era possibile trovare e attingere acque da vena, ma potevano servire anche come fori di collegamento dalla superficie a silos e cisterne sottostanti oppure a cunicoli sotterranei. Esistono anche pozzi a sezione circolare in qualche caso rivestiti con anelli di terracotta sovrapposti. I cunicoli etruschi, anch' essi di dimensioni standard derivate da quelle umane (altezza massima 180 cm), sono realizzati completamente in galleria o scavati a cielo aperto, nel qual caso sono variamente coperti con lastre di tufo e qualche volta rivestiti; la funzione primaria era ancora quella relativa all'approvvigionamento idrico e alla regimentazione delle acque.
Delle cisterne etrusche, di dimensione e forma variabili, un tipo piuttosto diffuso con alcune varianti era una vera e propria opera di architettura idraulica sotterranea, da usare come riserva d'acqua piovana: grandi cilindri tagliati nella roccia ricoperti internamente da uno spesso strato di argilla plastica impermeabilizzante a sua volta rivestito da una muratura filtrante a filari misti - con blocchi di tufo regolari alternati a scaglie di travertino - che sorreggeva la copertura a grandi conci aggettanti disposti radialmente. Altre cisterne più semplici e più piccole erano rivestite in cocciopisto. L'utilizzazione della superficie sotterranea continuò nel medioevo quando a queste tipologie si accrebbero i colombari, le cave e i butti, cui nel periodo moderno si aggiunsero le cantine.
Naturalmente non mancavano pozzi e altre cisterne pubbliche o private e da quell'epoca in poi esistono anche i documenti d'archivio che facilitano l'individuazione di tutti gli altri usi delle cavità orvietane, create come cave di tufo e di pozzolana o come silos per granaglie, come ambienti di lavoro o come luoghi di produzione (fornaci e fabbriche di ceramica, cantine e frantoi per la lavorazione del vino e dell' olio, grotte per la manifattura di funi e cordarni). Accanto a questi tipi di scavo vanno aggiunti i ricoveri per animali. In molte cavità, poste vicino al bordo della rupe e comunicanti anche con l'esterno di essa tramite aperture sulla parete verticale, sono presenti numerosi incassi quadrangolari regolarmente ricavati nelle pareti interne; si tratta dei cosiddetti 'colombari' che favorivano la nidificazione e l'allevamento su vasta scala dei piccioni.
L'Orvieto ipogea non costituisce un complesso organico di ingrottamenti tra loro comunicanti, bensì una rete di cavità e cunicoli che è il risultato di escavazioni fatte nel tempo in modo autonomo e disordinato, per gli usi più diversi, a scopi pubblici e privati, talvolta con sconfinamenti di proprietà e debordamenti (alcuni fra i più interessanti di questi ingrottamenti, ripuliti e resi accessibili comodamente, sono visitabili anche per i turisti).
Sito internet: http://www.orvietounderground.it




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